Lettera di un ex commilitone al soldato Vincenzo
Ho una certa ritrosia e senso di fastidio nel dover entrare nel confronto politico, personalizzando la discussione in quanto credo, che la politica sia passione e dibattito di idee, ma nel rispetto delle persone e delle idee altrui. Come però recita un vecchio detto “l’eccezione conferma la regola”, questa volta mi concederò a qualche eccezione. Da alcuni articoli precedentemente pubblicati, da alcuni interventi in Consiglio Comunale, da quanto pubblicato Venerdì scorso su “Il Notiziario”, ho notato che con messaggi allusivi, che probabilmente sfuggono al pubblico, caro Vincenzo, provi a trascinarmi su un terreno che non mi entusiasma in quanto per “Politica” come la intendo io, non dovremmo mai valicare quei limiti che conducono al personalismo delle idee e delle proposte anticamera della disgregazione dei rapporti personali, che dovrebbero essere sempre salvaguardati. Nel merito delle questioni politiche che sollevi ho delle considerazioni completamente diverse dalle tue e, senza dilungarmi sull’ argomento, PE4 Centro Commerciale , vorrei semplicemente sviluppare alcune considerazioni sulla base di quanto affermi “ Credo che, se ci stiamo proiettando verso il futuro che prevede quanto sopraesposto, diventi naturale cominciare a pensare con una mentalità diversa il rapporto con la nostra città ed il contesto che ci circonda. “ La tua legittima considerazione vorrei però confutarla sulla base di alcune considerazioni:
Siamo sicuri che i cittadini di Garbagnate e dell’Hinterland Milanese desiderino ritornare a casa dal lavoro alla sera, senza nemmeno la percezione di un aggregato urbano diverso dalla grande metropoli ?
Non potrebbe essere che il luogo dove si abita, si vive, possa essere definito come elemento di discontinuità rispetto al traffico, al caos quotidiano, al crescente livello di inquinamento?
Siamo sicuri e convinti che il futuro sia buttarsi a capofitto in tutto questo o forse i cittadini siano più propensi a ritagliarsi una qualità della vita diversa e rifugiarsi in un bisogno di normalità ?
Siamo così sicuri che la corsa alla città di Milano l’andare sempre più verso alto per omologarsi alle tendenze delle grandi metropoli nel mondo, sia una esigenza che appartiene alla cultura di un popolo che in quanto ad architettura e storia non ha eguali? Siamo sicuri che la gente percepisce come opportunità da non farci sfuggire la Fiera a Rho Pero, l’Expo 2015? Forse oggi la percezione è quella che il problema sta nell’individuazione di quali aree dovranno essere oggetto di investimenti, di chi “ governerà “ un enorme fiume di denaro pubblico e con quali criteri gestiranno gli appalti. Ovviamente appalti con esclusione della mafia e non mi riferisco solo a quella ruspante di storica memoria, ma bisognerebbe porre uguale attenzione a quella ancor più subdola e pericola della grande finanza e degli affari che, con la modernità della globalizzazione, ha trovato il modo di scaricare su chi produce e lavora i titoli spazzatura delle loro fortune e della nostra iattura. Ecco perché sono fermamente convinto che, sull’argomento locale, sia necessario interrogarci più approfonditamente con il “ Popolo Sovrano “ e sostenere un referendum che consenta di verificare dove vogliamo andare; referendum che, con odiosi e legulei artifici, la maggioranza che ci amministra sta ostacolando con ogni mezzo. Hanno forse qualche timore? Per ritornare a noi, caro Vincenzo, anche se mi sfuggono i motivi, credo che tu abbia rinchiuso sotto chiave, in un angolo della tua mente, una parte del tuo essere, quello che di te ho conosciuto. Sono però fiducioso che una mattina, svegliandoti tutto ritornerà ed allora, un ex commilitone, provvisto di borraccia d’acqua non inquinata con bollicine di sodio sarà pronto a scavalcare il filo spinato delle linee nemiche, per salvare il soldato Rian.
Con amicizia e affetto
CARLO PELLEGATTA